Cuore amico

Cesare Trebeschi e don Mario Pasini, una lunga e proficua amicizia

Il 10 aprile scorso ci ha lasciato l'avv. Cesare Trebeschi, già sindaco di Brescia e fondatore, insieme a don Mario Pasini, di Cuore Amico.

Cesare Trebeschi
Avv. Cesare Trebeschi (1925 - 2020)

Cesare Trebeschi e don Mario Pasini. La loro è stata una lunga e proficua amicizia, durata oltre quarant’anni, nata nel segno della rivista Madre e della stessa madre di Trebeschi.
Infatti Cesare ebbe modo di conoscere don Mario quando questi aveva iniziato, verso la fine degli anni Cinquanta, a collaborare alla rivista Madre, mensile che è stato punto di riferimento per più di una generazione di mamme, diretta dal 1948 da Vittoria De Toni, vedova di Andrea Trebeschi, morto nel campo di concentramento di Gusen.


Cesare Trebeschi
Cesare Trebeschi con la madre, papa Paolo VI e don Mario Pasini (1978)

Tra l'altro sulla rivista aveva scritto anche il giovane sacerdote don Giovanni Battista Montini, amico di Andrea. Cesare Trebeschi fu affascinato da questo vulcanico sacerdote, la cui azione instancabile egli riassumeva citando due frasi: una dell’apostolo Paolo (“La carità di Cristo ci spinge”), e l’altra di Agostino (“Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te”).
Questo prete così dinamico gli pareva “perennemente sospinto come in mare aperto e burrascoso, incalzato verso gli orizzonti più diversi”.
Trebeschi accettò di impegnarsi direttamente nell'impresa editoriale di don Pasini, e l’amicizia e la collaborazione fra loro si accrebbero quando don Mario ebbe la profetica intuizione di far nascere Cuore Amico, associazione di cui Trebeschi fu cofondatore e sostenitore nelle sue attività di aiuto alle opere missionarie in tutto il mondo.
Anche Cesare Trebeschi, come don Mario Pasini, ci ha lasciati in un Venerdì santo, diciotto anni dopo il suo amico.
Ricordando don Pasini il giorno dei funerali, Trebeschi pronunciava alcune parole che ben si adattano anche a lui: “capiva la grandezza dei giorni assegnatigli in sorte, la grandezza della passione civile che lo divorava, e con tutti i suoi talenti offriva una mano instancabile. Perché per lui, la città di Dio non poteva essere che la città dell'uomo”. Di Michele Busi




Aggiornato il 19 maggio 2020  da Michele Busi email | modifica | permalink



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