Repubblica Centrafricana: Curare lo spirito e il corpo

Dal villaggio di Nzila ascoltiamo le parole di suor Lydia Raherimalala, suora della Provvidenza del Bambin Gesù di Rouen, venuta a trovarci per un ringraziamento e una richiesta di aiuto.

suora missionaria
Suor Lidya Raherimalala

«Sono una suora di origine malgascia, ma lavoro in Repubblica Centrafricana dal 2000. In questo Paese siamo presenti in tre diocesi e quella di Nzila è la più lontana dalla capitale. Siamo infatti a 300 chilometri da Bangui e la nostra comunità si trova in aperta campagna, lontana da tutto.
Abbiamo cercato di aprire la nostra casa qui altre volte in passato, ma abbiamo dovuto sempre abbandonare l'impresa. Siamo tornate di nuovo nel 2015 perché i bambini e i giovani ci dicevano: “Vi aspettiamo”. Non abbiamo potuto ignorare questo richiamo e siamo qui alle periferie del mondo per camminare insieme a chi le abita, come chiede anche papa Francesco.


medico africano
Un medico visita un bambino

È una grande occasione questa per ringraziare Cuore Amico per quanto ha potuto fare per la popolazione del villaggio di Nzila. La popolazione è molto povera, vive di agricoltura e un po’ anche di pesca. Abbiamo qui una scuola materna ed elementare.
Prima della loro costruzione i bambini erano per la maggior parte del tempo fuori a giocare o a lavorare nei campi insieme ai genitori.
Ci avete sostenuto in particolare nella costruzione di un centro di alfabetizzazione che oggi accoglie molte giovani madri e molti padri che non hanno potuto studiare e che possono finalmente imparare a leggere e scrivere.



Suor Lidya Raherimalala è venuta a trovarci per ringraziare i benefattori e raccontare la sua grande preoccupazione per le difficoltà che incontra la sua gente quando si ammala.


Una nostra grande preoccupazione sono le cure mediche da prestare nell’immediato ai malati. Se qualcuno si ammala in modo serio da queste parti, deve partire a piedi per recarsi al più vicino ospedale lungo la grande strada (si tratta di strade di terra rossa, non asfaltate) e spesso non arriva in tempo all'ospedale.
Per questa ragione molti rinunciano e muoiono nelle proprie case. Quando i bambini si ammalano non possiamo fare altro che dare loro del paracetamolo.
Se si tratta di casi gravi li si mette in spalla e li si porta verso la grande strada perché prendano un passaggio da un moto taxi, non sapendo cosa potrà succedere loro.
Se riuscissimo a costruire un dispensario potremmo aiutare subito chi sta male, sarebbe di grande aiuto sia per i bambini, sia per le madri che devono partorire e che, se hanno delle emorragie, intanto che arrivano in ospedale sono morte.
Si può cominciare con le fondazioni, l’elevazione dei muri, il tetto e poi l'attrezzatura. Pian piano contiamo di fare tutto secondo la volontà di Dio. Speriamo anche nel vostro aiuto».


Come sostenere questo progetto

Per iniziare il dispensario di Nzila servono 10 mila euro. Basta anche un simbolico mattone di 10 euro

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Id progetto: 105513 | Aggiornato il 26 ottobre 2022  da A. Nascosto email | modifica | permalink



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