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La rivista del mese


  2008: Il ruolo della donna in missione

Qual è il ruolo della donna in missione? Potremmo rispondere con le parole di San Daniele Comboni, fondatore dei missionari e delle missionarie Comboniani, che, forte della convinzione maturata in tanti anni di esperienza missionaria in Sudan, amava dire: «Nell’apostolato in Africa centrale ho fatto concorrere l’onnipotente ministero della donna del Vangelo e della suora della Carità». San Comboni era anche convinto che la riuscita del suo piano di rigenerazione dell’Africa dipendesse essenzialmente dalla promozione della donna africana: un progetto che potrebbe essere riassunto nello slogan «salvare la donna attraverso l’operato della donna».

Oggi, come allora, riconosciamo quanto la donna si riveli madre della cultura e della storia, nel senso che lei per prima oltre a generare e far crescere la vita, trasmette abitudini e valori. Aiuta a leggere e interpretare il senso dei molteplici eventi che coinvolgono l’esistenza umana, proprio secondo quanto recita il proverbio: «Chi educa una donna educa tutto un popolo».



E’ quanto ho potuto appurare durante la mia esperienza missionaria nella Repubblica Democratica del Congo, dove ho osservato mille volte il rapporto che si stabilisce tra la madre e i figli fin dalla tenera età: è lei che insegna le prime parole al figlio, come salutare un adulto, esprimere rispetto, accogliere l’ospite considerato sempre sacro, gioire o piangere e resistere davanti al dolore, alla morte, alla fame. Ed è ancora lei che gli indica quell’Essere Assoluto che diventerà, proprio grazie a lei, una presenza familiare nella sua esistenza.

Ancora oggi, come missionarie comboniane, cerchiamo di realizzare il sogno che San Comboni ci ha insegnato a condividere: quello di farci amiche, sorelle, compagne di viaggio di tante donne che incrociamo andando incontro a tanti popoli.

Certo, innanzitutto dobbiamo imparare a conoscere la situazione sociale, culturale e religiosa del luogo, nella quale cerchiamo di immedesimarci. Spesso creiamo progetti di sviluppo a favore della donna che vanno dall’alfabetizzazione alla formazione sanitaria oppure che tendono a favorire la crescita economica in modo da consentire a tante madri di provvedere ai bisogni delle proprie famiglie con più serenità. Con le donne delle comunità cristiane condividiamo la bellezza della nostra fede, con il supporto della preghiera e dell’ascolto e lo studio della Parola di Dio.

Quanta gioia nel vedere la capacità e la generosità con cui dirigono le comunità cristiane di base e la catechesi e con quanta grazia abbelliscono le festose liturgie africane con le loro danze.

 Oltre all’attenzione particolare che riserviamo alla donna, la missione ci trova sempre sensibili e attente alla crescita e difesa della vita umana.

Condividendo con la gente del luogo gli eventi quotidiani, come la gioia per la nascita di un bimbo, il dolore della morte o la lotta per la sopravvivenza, realizziamo, spesso indirettamente, quel dialogo interreligioso che ci aiuta a scoprire la fede che unisce tutti gli uomini attraverso la preghiera, l’amore e il rispetto del prossimo, il riconoscimento dell’esistenza di Dio e l’accoglienza del valore della vita. Semplicemente, con il nostro essere in mezzo a loro, diventiamo un ponte tra popoli diversi: aiutiamo a credere che le diversità non sono una minaccia per le nostre sicurezze, ma aprono la nostra esistenza a incontri imprevedibili che ci portano una ventata di aria nuova e rendono la vita più piena e più bella.

In un mondo in continuo cambiamento e lacerato dalla frattura fra i «primi» e gli «ultimi», considerati tali per il semplice fatto che non hanno voce nel mercato economico mondiale, cerchiamo di affermare la dignità di ogni essere umano dedicando la nostra attenzione e le nostre cure ad ogni singola persona, proprio perché considerata «debole» e «piccola». La nostra è una presenza che si sforza di essere testimonianza di riconciliazione e di pace, nella convinzione che la felicità e il bene potranno essere davvero tali solo quando saranno a disposizione di ogni singolo e non più privilegio di una minoranza concentrata in qualche parte del pianeta. Vivendo il nostro impegno missionario di ogni giorno siamo testimoni di un miracolo che si compie in noi e intorno a noi. San Comboni forse non aveva calcolato che coinvolgendo la donna consacrata nella missione non solo assicurava vitalità alle giovani chiese africane e ai popoli più in generale, ma permetteva alla missionaria stessa di realizzare pienamente la sua vocazione umana e, quindi, cristiana.

La missione offre in primo luogo a noi missionarie la grande opportunità di scoprire e di potenziare le nostre straordinarie doti femminili: delicatezza, capacità di generare vita nell’amore e nel sacrificio, gioire nel far crescere l’altro... E così siamo profondamente grate a tutte quelle donne che incontriamo nei nostri cammini di missione, perché i nostri incontri diventano per noi e per loro momenti di promozione e di liberazione di quel genio femminile così necessario a rendere il mondo un luogo più a misura d’uomo e di Dio come ci incoraggiava a fare il grande Papa Giovanni Paolo Il.

Suor Luigia Coccia

Missionaria Comboniana

 

 

 

 

 

 

 


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