E’ quanto ho potuto appurare durante
la mia esperienza missionaria nella Repubblica Democratica del Congo, dove ho
osservato mille volte il rapporto che si stabilisce tra la madre e i figli fin
dalla tenera età: è lei che insegna le prime parole al figlio, come salutare un
adulto, esprimere rispetto, accogliere l’ospite considerato sempre sacro,
gioire o piangere e resistere davanti al dolore, alla morte, alla fame. Ed è
ancora lei che gli indica quell’Essere Assoluto che diventerà, proprio grazie a
lei, una presenza familiare nella sua esistenza.
Ancora oggi, come missionarie
comboniane, cerchiamo di realizzare il sogno che San Comboni ci ha insegnato a
condividere: quello di farci amiche, sorelle, compagne di viaggio di tante
donne che incrociamo andando incontro a tanti popoli.
Certo, innanzitutto dobbiamo imparare
a conoscere la situazione sociale, culturale e religiosa del luogo, nella quale
cerchiamo di immedesimarci. Spesso creiamo progetti di sviluppo a favore della
donna che vanno dall’alfabetizzazione alla formazione sanitaria oppure che
tendono a favorire la crescita economica in modo da consentire a tante madri di
provvedere ai bisogni delle proprie famiglie con più serenità. Con le donne
delle comunità cristiane condividiamo la bellezza della nostra fede, con il
supporto della preghiera e dell’ascolto e lo studio della Parola di Dio.
Quanta gioia nel vedere la capacità e
la generosità con cui dirigono le comunità cristiane di base e la catechesi e
con quanta grazia abbelliscono le festose liturgie africane con le loro danze.
Oltre all’attenzione particolare che
riserviamo alla donna, la missione ci trova sempre sensibili e attente alla
crescita e difesa della vita umana.
Condividendo con la gente del luogo
gli eventi quotidiani, come la gioia per la nascita di un bimbo, il dolore
della morte o la lotta per la sopravvivenza, realizziamo, spesso
indirettamente, quel dialogo interreligioso che ci aiuta a scoprire la fede che
unisce tutti gli uomini attraverso la preghiera, l’amore e il rispetto del
prossimo, il riconoscimento dell’esistenza di Dio e l’accoglienza del valore
della vita. Semplicemente, con il nostro essere in mezzo a loro, diventiamo un
ponte tra popoli diversi: aiutiamo a credere che le diversità non sono una
minaccia per le nostre sicurezze, ma aprono la nostra esistenza a incontri
imprevedibili che ci portano una ventata di aria nuova e rendono la vita più
piena e più bella.
In un mondo in continuo cambiamento e
lacerato dalla frattura fra i «primi» e gli «ultimi», considerati tali per il
semplice fatto che non hanno voce nel mercato economico mondiale, cerchiamo di
affermare la dignità di ogni essere umano dedicando la nostra attenzione e le
nostre cure ad ogni singola persona, proprio perché considerata «debole» e
«piccola». La nostra è una presenza che si sforza di essere testimonianza di
riconciliazione e di pace, nella convinzione che la felicità e il bene potranno
essere davvero tali solo quando saranno a disposizione di ogni singolo e non
più privilegio di una minoranza concentrata in qualche parte del pianeta.
Vivendo il nostro impegno missionario di ogni giorno siamo testimoni di un
miracolo che si compie in noi e intorno a noi. San Comboni forse non aveva
calcolato che coinvolgendo la donna consacrata nella missione non solo
assicurava vitalità alle giovani chiese africane e ai popoli più in generale,
ma permetteva alla missionaria stessa di realizzare pienamente la sua vocazione
umana e, quindi, cristiana.
La missione offre in primo luogo a noi
missionarie la grande opportunità di scoprire e di potenziare le nostre
straordinarie doti femminili: delicatezza, capacità di generare vita nell’amore
e nel sacrificio, gioire nel far crescere l’altro... E così siamo profondamente
grate a tutte quelle donne che incontriamo nei nostri cammini di missione,
perché i nostri incontri diventano per noi e per loro momenti di promozione e
di liberazione di quel genio femminile così necessario a rendere il mondo un
luogo più a misura d’uomo e di Dio come ci incoraggiava a fare il grande Papa
Giovanni Paolo Il.
Suor
Luigia Coccia
Missionaria
Comboniana