Nato
a Brescia nel 1942, Padre Giuseppe Zanardini vive in America Latina
dall’ottobre 1978 dove ha inizialmente diretto la scuola tecnica
salesiana. Nel 1982 per i giovani della Scuola Tecnica Salesiana e per
i baraccati del fiume Paraguay inizia, sul modello dei villaggi LA
FAMIGLIA del bresciano Padre Marcolini, la costruzione di alcuni
villaggi, attività che si protrae fino oggi.
Ogni famiglia, sul
terreno che le è assegnato, porta la propria roba. Con
l’aiuto dei vicini si costruiscono casette in legno o in muratura
con materiali forniti da Padre Giuseppe, comprati con l’aiuto
economico di vari gruppi di amici italiani e spesso anche con progetti
finanziati dalla Comunità europea. I villaggi costruiti sono,
ad oggi, 14 e le famiglie alloggiate nelle casette, per lo più
costituite da giovani coppie, sono circa 2000.
In
ogni villaggio si è provveduto a realizzare tutte le
urbanizzazionied infrastrutture quali: strade, pozzi, servizi, chiesa,
infermeria,
che vengano gestiti comunitariamente dagli abitanti per i quali sono
state promosse forme di cooperazione per la coltivazione degli orti.
Dal 1985 ha seguito personalmente la situazione precaria degli indios,
della loro sopravvivenza culturale e fi sica, dei loro diritti
calpestati. La comunità indigena degli Ayoreos ha
contraccambiato la sua dedizione adottandolo.
Per gli Indios ha favorito una maggiore conoscenza dei diritti dei
minori e della famiglia indigena, ideando e costruendo in Asuncion la
cosiddetta “Casa Indigena”, punto di riferimento nella
metropoli per le famiglie degli Indios di tutte le etnie che provengono
dal Chaco e dalla foresta, per soggiorni ed informazioni onde accedere
a ospedali, Uffici amministrativi e così via.
Con l’aiuto degli anziani, ha scritto la prima grammatica e il
vocabolario ayoreo-spagnolo, facendo conoscere la lingua ayoreo anche
al Ministero dell’Educazione dello Stato Paraguaiano, asserendo che il
rispetto di ogni lingua è il primo gradino per favorire e proteggere la
pace in un Paese.
È l’autore del primo libro realizzato per i bambini indios
dell’etnia Ayoreo
intitolato “Beyori ga yicatecacori” (“Continuiamo
leggendo”), un testo
di fondamentale importanza per consentire l’apprendimento della
lingua
spagnola ai bambini indios (in verità non solo ai bambini).
Essi infatti utilizzano con difficoltà il libro essendo a loro
sconosciuta la scrittura basando la trasmissione della propria storia e
delle tradizioni sulla narrazione orale.
Oltre alla realizzazione del materiale didattico, a lui si deve anche
la costruzione della scuola per la comunità indigena di Isla
Alta (al confine con il Brasile).
Promuove l’autogestione delle
risorse, l’organizzazione comunitaria, l’evangelizzazione e
l’istruzione volta a conservare la cultura e le tradizioni
originarie. Collega i Gruppi etnici paraguaiani con quelli che
stanziano in Bolivia e in Brasile.
All’attività
missionaria affi anca, con sempre maggiore impegno, quella divulgativa
a difesa dei diritti dei campesinos e degli Indios con numerosi
interventi sulla stampa e in congressi e conferenze internazionali.
Nel 1989 ha promosso la Casa di accoglienza “Don Bosco
Roga” per i bambini che vivono di espedienti e dormono sui
marciapiedi di Asuncion. L’opera accoglie stabilmente da 50 a 70
ragazzi ai quali offre un tetto, un pasto, ma anche un laboratorio per
l’apprendimento di un mestiere.
È Docente di Antropologia sociale presso
l’Università cattolica “Nuestra Señora de la
Asuncion”